Italia Israele | Un convegno a senso unico: il documento di protesta delle personalità della cultura e delle professioni


Un convegno a senso unico: il documento di protesta delle personalità della cultura e delle professioni

Udine 8/1/2012

Nei giorni 10- 12 e 14 gennaio è prevista ad Udine, con il patrocinio delle autorità comunali, una conferenza organizzata dal centro di accoglienza e promozione culturale Balducci su vari temi di scottante attualità mediorientale.
La conferenza, se fosse organizzata in modo da dare un'idea a 360 gradi sulla situazione sarebbe molto utile a far sì che ci si possa fare un'idea sui motivi di attrito e sulle eventuali soluzioni adottabili. La grossa pecca però è che mentre nella lista dei presenti e degli invitati abbondano le organizzazioni pro-Palestina, gli organizzatori non hanno pensato, e questo è decisamente grave visto i temi che si vanno a trattare, di invitare delle personalità che potessero dare il loro contributo alla discussione mettendo sul tavolo anche il punto di vista israeliano nei motivi del contendere.
Già nella presentazione ci sono delle prese di posizione granitiche e di parte come ad esempio: "Palestina liberata dall'occupazione e dall'apartheid imposto da Israele" dove già si delinea chi è il ‘buono' e chi il ‘cattivo' prima ancora che si possano esporre le ragioni delle parti in causa. Questo, purtroppo, è un copione che da diversi anni si ripete un po' in tutto il mondo quando si tratta di Medioriente, copione che ha trasformato utili occasioni di confronto in inutile propaganda. Inutile perché non porta a risultati, dannosa perché aumenta acredine fra le parti in causa e pericolosa perché accende gli animi dei più esagitati. La domanda è: era così difficile invitare una qualsiasi delle organizzazioni di amicizia Italia Israele? Oppure telefonare al consolato di Israele a Roma o a Milano in modo da poter contattare degli esperti israeliani? No, non era difficile, eppure non si è pensato a farlo o non si è voluto fare.
Ai presenti verranno raccontate le esperienze vissute dalla parte palestinese e verrà negato il diritto di sapere come si vive la stessa situazione dall'altra parte del confine.
Tutto ciò è rispettoso nei confronti di chi vorrebbe sapere come stanno realmente le cose in un angolo di mondo dove ancora si muore, da una parte e dall'altra, con troppa facilità? È rispettoso della verità stessa? Credo proprio di no. Si parla di apartheid nei confronti degli arabi facendo passare come vero uno dei falsi più clamorosi, una fantasia che si può materializzare solo nella mente di chi vive a senso unico.
L'esempio più lampante, non posso elencarli tutti per motivi di spazio, sono le decine di persone della striscia di Gaza e della Cisgiordania che ogni giorno vengono curate negli ospedali israeliani o che l'unica stampa in lingua araba al mondo non sottoposta a censura governativa è proprio quella israeliana.
Questo però non si racconta nelle conferenze a senso unico e ci si guarda bene dall'invitare chi potrebbe raccontarlo perché potrebbe rompere le verità preconfezionate dove c'è un buono da difendere e una democrazia da delegittimare.


Michael Sfaradi
Tel Aviv Journalist Association 5555